Ed eccoci puntualmente con il nostro capitolo dedicato alla letteratura danese. Questa volta parleremo di un libro scritto da un autore inglese, ma che affronta, più o meno ironicamente, la vita e l'opera di un grandissimo pensatore danese. Stiamo parlando di Søren Kierkegaard.robinsonLo abbiamo studiato al liceo, abbiamo frequentato corsi di filosofia all'università, ne abbiamo sentito parlare da tutti, ma avete mai letto su di lui attraverso una guida grafica e anche divertente? Lo potete fare con A Grafhic Guide di Dave Robinson. L'approccio intelligente di Robinson permette di conoscere il pensiero di Kierkegaard in modo meno serioso grazie anche agli esplicativi fumetti che troverete ad ogni pagina. Il libro inizia raccontando la storia di Kierkegaard fin dall'infanzia, dando la dovuta importanza alla figura del padre e della madre nonché al contesto a lui circostante, e termina approfondendo la filosofia del pensatore danese, comparandola con altre correnti. L'ironia di Robinson si legge per esempio a pagina 31 nell'ambito della critica di Kierkegaard nei confronti della filosofia di Hegel: L'unica cosa che è sempre sfuggita a Hegel è come vivere. E' come leggere un libro di cucina ad un uomo affamato(The one thing that has always escaped Hegel is - how to live. It's like reading a cookbook to a man who is hungry). A pagina 85 si legge su come "l'essere cristiano" pensato da Kierkeggard differisce da "l'essere cristiano la domenica". Kierkegaard è molto attuale perché i problemi che si pose ci interessano e tormentano ancora oggi.

A questo proposito, se vi interessa leggere un libro in danese, una guida, di nuovo, al suo pensiero e alla sua strada verso la felicità, vi consiglio Lykken er at være sig selv di Elsebeth Knudsen. Si tratta di un libro che assomiglia a quello di Robinson per la presenza di illustrazioni e molti aneddoti che smorzano il tono importante dei temi questionati. Attraverso questi espedienti, la filosofia giunge più leggermente alla comprensione del lettore, bambino o adulto che sia.

Vi lascio ora alla parola di Alice e vi ricordo che con A Spasso con Elena potete visitare Copenaghen anche sulle orme di personaggi famosi come Søren Kierkegaard. L'unica cosa che dovete fare è scrivermi! Vi aspetto! Buona continuazione di lettura!

Alice di L'Elogio del Rospo:

E' il nostro quinto incontro e le sensazioni che vibrano nel mio animo sono ancora fortemente dominate proprio da un senso di estraneità di fronte alla rara bellezza di un Paese come la Danimarca. Così, come la presenza di qualcuno che vorremmo poter conoscere ci porta a indagare con attenta curiosità a ciò che questi ama, allo stesso modo, ho pensato che per avere una visione ampia ed esaustiva di una società, sia bene esplorarne le più disparate espressioni. Sino a oggi, oggetto primario delle nostre letture sono stati autori e letterati d'ogni sensibilità e matrice, mi sono chiesta, quindi, se non fosse giunto il momento di conoscere qualcosa anche della Filosofia danese. E, allora, chi altri se non Søren Kierkegaard, uno tra i più celebri e interessanti pensatori del XIX secolo?

In Kierkegaard, a Graphic Guide di Dave Robinson e Oscar Zarate, edito da Icon Books, giovane casa editrice londinese, non troverete un'organica e completa visione d'insieme degli studi compiuti dall'autore di Timore e tremore ma un'introduzione, questa sì, audacissima e ben costruita che colloca storicamente il pensatore, e mette a fuoco alcuni dei concetti fondamentali del suo pensiero. Søren Kierkegaard nasce nel 1813 a Copenaghen, città dove trascorrerà buona parte dell'intera sua esistenza, in una famiglia fortemente patriarcale, dominata da una figura paterna oppressiva e ingombrante con la quale egli non finirà mai di confrontarsi. Del padre Kierkegaard erediterà, certamente, determinazione e rigore ma anche uno spropositato senso del dovere che lo porterà a ritenersi costantemente inadeguato. Il confronto con il padre, l'introiezione di angosce e paure, il senso di colpa per le scelte prese in materia di relazioni e amore, la condotta di vita che acquisì nella sua primissima gioventù, ecco, tali dinamiche non sono solo punti di rottura, ossia ciò che ha generato nella sua persona le afflizioni più atroci, sono anche perni e baricentri di un'intelaiatura filosofica che è stata capace, più di molte altre, di indagare la mente umana nel profondo. Su questo fronte, vorrei avvicinare due aspetti fondamentali della sua filosofia, da una parte, il "concetto" di uomo e, dall'altra, l'aspra critica alla società danese che egli elabora. All'apparenza, potrebbero figurare soggetti lontani e privi di collegamento alcuno, a ben vedere, però, è proprio la concezione di un'esistenza che si colloca fuori (ex-sistere, ossia "stare fuori") da qualsiasi dinamica "razionale", cioè prevedibile, calcolabile, che pone le condizioni della sua avversione verso una società, quella danese appunto, che riteneva essere solo una moltitudine di individui privi di identità e carattere.

Per Kierkegaard non esiste necessità che preceda e definisca l'esistenza. L'esistere è particolare, non universale. L'individuo è colui che è libero di scegliere: così come egli decide di vivere secondo proprie necessità e principi, allo stesso modo, egli è libero di non operare alcuna scelta, libero di farsi vincere dall'angoscia, dalla paura, dal terrore di fallire. La Copenaghen di allora è, per Kierkegaard, l'espressione più becera di un'umanità che ha perso di spessore e misura, che aderisce completamente a un costume sociale e non si pone più alcuna domanda. In altre parole, una società composta da individui non liberi, incatenati a pregiudizi e sovrastrutture.

Søren Kierkegaard è un autore estremamente moderno, capace di insinuare dubbi e di amplificare timori. Il suo pensiero avanza nel questionare, muove le sue mosse per arrivare a mettere in scacco il lettore ed è per tale ragione che credo che il suo fine fosse proprio quello di non trovare argini alla responsabilità umana. La libertà è biologica all'essere umano, in quanto persona cosciente del proprio vivere, del proprio stare al mondo. Ma è esattamente a partire da tale presupposto che è possibile ritenere l'uomo capace dell'agire più nobile e del male più terribile. Responsabilità e inerzia sono, alla pari, frutto di una libera scelta. Quando, però, possiamo dire di esistere veramente?

You can stroll through life avoiding any thoughts at all about such problems, and yet survive perfectly well by copying what everyone else does. That's what most people do, after all. But you won't "exist" - not as an individual. Cit. Kierkegaard, a Graphic Novel, Dave Robinson, Oscar Zarate, Icon Books UK, 2013, p. 152.