Sì, lo so, è passata ormai, ma questo non vuol dire che non possa condividere con voi dei bei ricordi e anche qualche commento. La notte della Cultura a Copenaghen si svolge sempre nel mese di ottobre, il venerdì prima dell'inizio ufficiale delle vacanze d'ottobre. E' una notte che trabocca di eventi in ogni dove, nella città e nei suoi dintorni dalle 17:00 alle 23:00. E' una notte magica. Per parteciparvi basta acquistare il pass in un qualsiasi negozio 7 eleven al prezzo di 100 corone danesi (circa 13 euro). Tutti possono partecipare. Con il pass si ottiene l'accesso gratuito a tutti i musei, gallerie, ministeri, concept stores che partecipano. Inoltre, si possono utilizzare i mezzi di trasporto pubblici per spostarsi più velocemente da un posto all'altro. In questa pagina vi racconterò come ho organizzato la mia serata lo scorso 14 ottobre. A differenza degli anni precedenti, quest'anno ho stilato un programma a tutti gli effetti perché volevo riuscire ad assistere a tutto quel che mi interessava.

Come per tanti altri, anche la mia serata è iniziata con la visita

all'edificio della vecchia Borsa dei valori. Si tratta di un gioiello dell'architettura seicentesca neo–rinascimentale olandese che apre in quest'unica occasione, una volta all'anno. Per quanto sia noioso dover attendere in una coda pressoché infinita senza nessuna certezza di riuscire ad entrare e privarsi di tanti altri eventi, ogni anno ci si presenta puntualmente alla sua porta. Quest'anno ho deciso che sarebbe stato il mio punto di partenza. Speravo che un'ora di anticipo sarebbe stata sufficiente per vantare il successo di entrare per prima (e spostarmi poi verso altre mete), ma, ovviamente, c'era già coda.  In realtà, le code erano due: "english" e "dansk". Dopo aver parcheggiato la mia Motobecane vintage, mi sono fiondata sulla gente, senza neanche rendermi conto che la coda per la visita in inglese non c'era – e non si sarebbe creata almeno per i successivi trenta minuti. Io, comunque, sono rimasta nella cosa danese, in mezzo a bambini che spiegavano ai genitori chi fosse stato Cristiano IV di Danimarca e Norvegia. Devo dire che la visita guidata (se così si può descrivere) è stata piuttosto veloce e frettolosa. Sono entrata insieme ad un gruppo di altre cinquanta persone, pensando ci avrebbero divisi prima o poi per visitare gli interni. Non è accaduto. Riuscivo a malapena a sentire le parole della guida, non potevamo soffermarci sui dettagli delle stanze troppo a lungo, né c'era spazio sufficiente per sostare e seguire la spiegazione in ogni fermata. Mi sento di dire che l'organizzazione si è lasciata molto a desiderare, anche se mi rendo conto di quali siano i limiti. Sarebbe fantastico poter prolungare la notte della cultura a "il fine settimana della cultura" proprio per evitare che si registrino esperienze negative. Quanto all'edificio nel concreto, solamente una parte ha conservato gli interni originali in legno, il resto è stato ristrutturato e ammobiliato con oggetti di design moderno.

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La borsa, foto di Robert Thomason scaricata dalla pagina ufficiale di Visit Copenhagen.

La seconda tappa mi ha portata in una terra al confine tra Danimarca e Italia, in un luogo in cui le culture e l'arte di entrambi i paesi, si incontrano. Immerso nella mostra I Italiens lys (Nella luce dell'Italia), nella collezione d'arte Hirschsprung, il trio Ambrogio Sparagna ha suonato musiche popolari. La mostra invita ad un viaggio emozionante tra i paesini dell'Abruzzo e del Lazio, quei posti in cui alla fine del 1800, una colonia di pittori danesi e norvegesi (tra gli altri, P.S. Krøyer, Eilif Peterssen, Christian Meyer Ross, Joakim Skovgaard, Viggo Pedersen, Kristian Zahrtmann, Theodor Philipsen, Rémy Cogghe) si trasferì immortalando la luce italiana. La musica ha dato un'anima alle impressioni visive appese alle pareti del museo, portando in vita personaggi e paesaggi dai colori splendenti.

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Ambrogio Sparagna (voce e armonica), Erasmo Treglia (violino, ghironda, cornamusa), Alessia Salvucci (tamburello basco, percussioni). Foto scattata da me.

Tra una corsa e l'altra, ormai fuori era già buio e le luci della mia bici avevano iniziato a guidarmi tra le vie della città. Questa volta verso la Galleria d'arte Charlottenborg, dove mi aspettava una visita guidata nell'esposizione An Age of Our Own Making. La mostra, disponibile fino al prossimo 15 gennaio, presenta sei artisti internazionali. Kamal Aljafari, Moshekwa Langa, Ibrahim Mahama, Tita Salina & Irwan Ahmett e Lorenzo Sandoval "usano la loro arte per coinvolgere con le loro realtà socio–politiche e sfidano l'idea che solo gli apparati statali siano i responsabili di risolvere gli sconvolgimenti (cambio climatico, terrorismo, guerra, crisi finanziaria globale) in modi alternativi". Tra le varie opere, Nyhavns Kpalang di Ibrahim Mahama, è visibile dall'esterno e consiste nella copertura della facciata di Charlottenborg che si affaccia sul canale di Nyhavn. Il rivestimento è fatto di sacchi di iuta che sono stati cuciti insieme. L'opera racconta della tradizione di usare i sacchi per trasportare merci quali il cacao e il caffè; delle condizioni dei contadini nella terra nativa dell'artista, il Ghana; del continuo sfruttamento di materie prime. Si tratta di un'opera che non parla solo al senso della vista, ma anche all'olfatto, e che crea un forte contrasto nella Nuova Piazza Reale della città.

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Charlottenborg Kunsthal, foto di Anders Sune Berg, scaricata dalla pagine ufficiale della galleria d'arte.

Dopo un po' d'arte moderna e anche contemporanea, ho deciso di cambiare tema. Così ho raggiunto il Medicinsk Museion, ovvero un museo (combinato ad un'unità di ricerca dell'università di Copenaghen) sulla storia della medicina. La collezione si trova in uno splendido edificio del 1700 a Frederiksstaden, un quartiere della città candidato all'inclusione nella lista UNESCO. Avevo sentito dire, durante la serata, che ci fosse un'esposizione temporanea sulla depressione, e così ho deciso di farci un salto. Quando sono arrivata, ho realizzato però che non c'era una vera e propria mostra sul tema, ma che, nella sua totalità, la collezione voleva offrire una dettagliata indagine del corpo umano e le sue fragilità. Devo dire che il museo ha suscitato in me un forte interesse per le anomalie umane, ma anche un certo senso di panico e angoscia, così ho deciso di proseguire con il mio programma.

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Quello che ho dimenticato della collezione. Foto scaricata da Tripadvisor.

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Quello che continuerò a ricordare della mostra. Foto di Øystein Horgmo, scaricata dal suo blog "The Sterile Eye".

"Dal sacro al profano": come si dice, io ho fatto. Dal museo della medicina, mi sono immersa nel mondo sacro della bella chiesa neoclassica di Christiansborg. Nessuna funzione luterana in atto, anzi, un concerto soundscape con dieci altoparlanti. La musica è riuscita a creare un'atmosfera di pace e serenità, così, seduta su una panca, ho apprezzato, oltre alla musica, i dettagli architettonici in un contesto insolito.

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Christiansborg Slotskirke, foto scaricata dalla pagina ufficiale di Kulturnatten.

Infine, a pochi passi dalla chiesa di Christiansborg, ho visitato la Corte Suprema, istituita da Re Frederik 3^ nel 1661, in concomitanza con l'introduzione della Monarchia Assoluta. L'edificio in cui la Corte Suprema si trova dal 1919 fa parte del terzo palazzo di Christiansborg, ricostruito dopo l'incendio del 1884. La visita guidata è stata molto dettagliata, così come è stato emozionante vedere i ritratti degli avvocati che hanno giocato un ruolo fondamentale nella vita di molti personaggi famosi danesi. E' il caso, per esempio, dell'avvocato Peter Uldall, il quale venne nominato come difensore per la regina Caroline Mathilde e, poi, per J. F. Struense, i protagonisti di uno degli scandali più drammatici della storia danese.

Come ogni anno, è stata una serata ricca di scoperte, e non vedo l'ora di riviverla nel 2017. Se anche voi c'eravate, scrivetemi cosa avete fatto! Altrimenti, alla prossima!