Ed eccoci giunte, per la quarta volta, al nostro appuntamento sulla letteratura danese! Vi lascio subito alla penna di Alice! Buona lettura!

Alice di L'Elogio del Rospo:

Suona strano scriverlo ma stare sulla soglia di un quarto appuntamento non è questione da poco. Ci vogliono interesse e passione ma, soprattutto, è fondamentale al fine della sua riuscita conservare vivo quel fuoco vibrante che sta alla base del desiderio. Tale è la natura essenziale di ogni relazione, d’amore o d’amicizia, di passione o di rivalsa, sia che questa tenda all’infinito sia che maturi in fretta come il frutto più dolce dell’estate. Arrivare al quarto appuntamento è già un’ammissione di interesse e, anche se non ha il carattere e le ragioni di una promessa per la vita, resta pur sempre l’espressione di un trascorso importante. Sinora, il viaggio letterario che insieme abbiamo intrapreso ci ha accompagnato lungo le aspre ma luminose terre danesi in compagnia di autori che ne hanno segnato la storia moderna, prima, e contemporanea dopo. Ne abbiamo solo intravisto uno scorcio, breve e misurato, ma il nostro cammino non si è ancora concluso e ci attende un orizzonte che, vastissimo, ci abbraccerà di volti e vicende sconosciuti. Siete ancora dei nostri?

Oggi mi piacerebbe fare un piccolo salto indietro nel tempo rispetto all’ultimo autore letto, tornando verso il termine del XIX secolo, quando nella piccola cittadina di Randers nacque la scrittrice Karin Michaëlis, donna libera e coraggiosa, che scrisse numerosi libri, si occupò di politica e intraprese la carriera di giornalista. Artista dall’animo nobile, antepose la libertà e il rispetto dell’altrui dignità sopra e oltre ogni altro valore, rischiando la propria vita e dedicandovi intelligenza, fatica, ansia e gioie. Il libro di cui vorrei parlarvi si intitola 6X2 non fa 12, pubblicato in Italia da Salani, nella traduzione di Eva Kampmann. Si tratta di un testo di narrativa per ragazzi nella fascia d’età compresa dagli otto ai dieci anni. La trama, assai semplice, è resa vivace da un’inedita e rara capacità di ritrarre la fanciullezza nei suoi tratti più essenziali, fatti di dolcezza e prepotenza, incanto e senso pratico, da uno stare al mondo magico e sognante nel quale la vita si nutre di una tensione che va oltre le cose materiali per crescere nell’idea di poter traguardare qualsiasi impedimento. Quello della Michaëlis non è solo un libro che parla dell’amore che lega cinque bambini alla loro mamma, è più precisamente un romanzo che tratteggia le asperità della vita senza operare delle precedenze tra adulti e ragazzi, perché tutti, seppur con gradi differenti, ne vivono le conseguenze e anche chi avremmo, a torto, ritenuto una risorsa inadeguata alle nostre esigenze, si può rivelare fondamentale. Così come questi bambini diventano eroi agli occhi della madre, anche nella vita quotidiana dovremmo fare affidamento ai più piccoli: la loro stravaganza e libertà dovrebbero diventare le nostre risorse primarie. Quella forza che porta alla risata, che stimola l’intraprendenza laddove il dolore, il rammarico, la tristezza ci vorrebbero immobili. Ecco la radice, la natura profonda di uno stare al mondo coraggioso e intrepido, che si proietta oltre brutture, orrori, violenze e dolori. È lì, proprio nel proiettarsi, che si misura il nostro vivere progettuale, oltre ogni gabbia, remora e paura. Crescere, sì, si chiama crescere questo processo.

“[...] E davvero non siamo più quegli eroi pronti, assieme, ad affrontare ogni impresa?”

Francesco Guccini, Farewell, estratta da, Parnassius Guccinii, EMI, 1993.