Yayoi Kusama è un'artista giapponese che ha apportato un contributo significativo al mondo dell'arte contemporanea, nonostante ancora si faccia fatica a collocarla in un movimento artistico. Kusama è un'artista concettuale o minimalista? Surrealista oppure può essere inserita nel quadro della Pop Art? E' altrimenti un'artista femminista? Al limite tra arte e moda, tra arte e design, tra arte e cultura popolare, Kusama ha saputo attraversare l'intero mondo artistico con le sue opere.

Kusama nasce nel 1929 a Matsumoto, Nagano, Giappone. Da ragazzina non andava d'accordo con i genitori perché non volevano diventasse un'artista, al contrario, volevano per lei un futuro come quello della sorella, da moglie di un uomo benestante. Per poter esprimere la propria arte, non le resta scelta, se non quella di lasciare la sua terra. E così, grazie all'appoggio economico dei genitori e burocratico di un parente, raggiunge l'America, dove rimane per quasi vent'anni. Nel 1973 torna in Giappone e dal 1977 decide di vivere in un ospedale psichiatrico, dove tutt'oggi risiede.

Il Museo Louisiana a Humlebæk (Copenaghen) ha offerto per quattro mesi, fino allo scorso 24 gennaio, la possibilità di conoscere il mondo dell'artista giapponese attraverso la mostra In Infinity, con l'esposizione di molte delle opere: dalle prime tele degli anni '50 fino alle sculture degli anni '60 e le produzioni di questi ultimissimi anni. L'osservazione delle prime pitture a confronto con le ultime permette di riconoscere motivi e temi ricorrenti, seppur cambiando dimensioni e tecniche.

Il punto, uno dei motivi più utilizzati dall'artista, è già presente nelle prime tele degli anni '50, così come si nota già all'inizio della sua produzione artistica, la tendenza alla ripetizione infinita. Il gesto ripetuto all'infinito da Kusama ci informa palesemente sul tempo speso dall'artista nel compierlo, ed è pregno d'intensità. Si tratta per esempio della serie dei No. White A–Z e dei Pacific Ocean, anche conosciute come Infinity Nets, tele che da lontano sembrano, nelle loro tonalità più chiare ed omogenee, rispettivamente white paintings e monochromes. Avvicinandosi ci si rende conto invece del lavoro meticoloso svolto dall'artista, di una ripetizione che tende all'infinito su una tela che è naturalmente finita. Mi viene in mente la Linea di Lunghezza Infinita di Piero Manzoni, quale tentativo di racchiudere idealmente una linea infinita all'interno di un contenitore finito, che in realtà esiste solo come concetto. Si nota in Kusama la volontà di ampliare gli orizzonti, di oltrepassare i confine imposti dalla realtà per varcare il mondo della fantasia. Nella sua biografia Kusama scrive che quando dipinge, la stanza, il suo corpo e la tela diventano un tutt'uno, tanto che finisce per dipingere su quello che la circonda e anche su sé stessa. L'artista entra in una dimensione così intensa che dimentica addirittura di svolgere le funzioni vitali, come mangiare e dormire.

No. F, 1959, dettaglio.
No. F, 1959, dettaglio.

E' automatico per me mettere a confronto il gesto lento e contenuto di Kusama con quello rapido ed ampio di Jackson Pollock e Lucio Fontana. Ciò che accomuna i tre artisti è l'esistenza di un progetto, di un'idea a priori, che nel caso di Kusama rivela una natura ossessiva e compulsiva. L'artista ha in effetti sofferto fin da bambina di disturbi psichici che le causavano allucinazioni. Kusama stessa afferma che, se da una parte la sua arte è il prodotto della sua malattia, dall'altra è il rifugio da essa. Ciò che crea attraverso la pittura, la scultura e l'installazione può essere quindi, da un lato, rapportato ad un mondo mentale allucinato, dall'altro, giudicato come una terapia per superare dei complessi. E' il caso di Accumululations Sculptures, dove vige la regola dell'accumulo e del riempimento dello spazio a disposizione. Si tratta di sculture realizzate con mobili che vengono pitturati di bianco e ricoperti di oggetti di stoffa, a pois, e dalle forme falliche. Nel 1962 una poltrona e un divano della serie vengono esposti nella Green Gallery di New York accanto ad opere di Claes Oldenburg, Andy Warhol e Robert Morris.

Blue spots, 1965, dettaglio.
Blue spots, 1965, dettaglio.

Lo stile di vita molto devoto del padre di Kusama, la portò ad odiare e ad avere paura del sesso. In questo senso l'utilizzo di oggetti fallici nelle sue opere, ha funzionato come terapia. Detto questo, gli oggetti devono però essere messi in relazione con il pubblico, oltre che con l'artista. Essi hanno il potere lussurioso di ispirare fantasie, quindi il gioco dell'artista sta tra il loro essere ed il nostro corpo e mente. Kusama si fa fotografare in più occasioni utilizzando le sculture come sfondo e come zona di appoggio. Queste fotografie sono documenti, ma anche testimonianze di performance in cui lei sperimenta il significato delle sue opere.

Traveling Life, 1964.
Traveling Life, 1964.

Nel 1963 Ironing Board ha un chiaro tono femminista nell'utilizzo della tavola da stiro, come simbolo dello status tradizionalmente legato alla donna, ricoperto di peni moltiplicati. L'umorismo e il grottesco si sommano all'accumulo e, di nuovo, alla ripetizione.

Ironing Board, 1963.
Ironing Board, 1963.

Fa riferimento al progetto Accumulations anche l'installazione del 1965 Infinity Mirror Room Phalli's Field, che è stata proposta nell'esposizione al Museo Louisiana. Si tratta di una stanza, il cui pavimento è ricoperto di oggetti fallici di stoffa, che vengono moltiplicati all'infinito – creando un campo fallico – per mezzo di uno specchio.
Il culmine di Accumulations sta in Self–Obliteration No. 2,3 (1962–1967) e in Self-Obliteration by Dots (1968), quando l'artista ricopre di pois sé stessa e lo spazio che la circonda, ma anche in un Happening del 1968 quando nel suo studio, Kusama dipinge pois colorati sui corpi dei partecipanti avendo il Phalli's Field sullo sfondo. I corpi si trasformano così in sculture viventi –  mi sorge spontaneo pensare a Piero Manzoni quando nel 1961 firma modelle nude convertendole in opere d'arte. Nel caso di Kusama si avverte la volontà di dare libertà al corpo e di essere liberi nel mostrarlo – quelle stesse persone che lei dipinge nel 1968, indossano abiti, realizzati dall'artista, e tagliati sulle parti più intime – principi chiave nel contesto della cultura hippie e della ribellione contro la guerra del Vietnam.

Self-Obliteration ,1967.
Self-Obliteration, 1967.

La Obliteration room all'interno del Museo Lousiana era all'inizio della mostra una stanza completamente bianca con mobili ed oggetti dipinti di bianco. Il compito del pubblico è stato quello di ricoprire di pois colorati adesivi l'intera stanza. Cliccate qui per guardare il prima e il dopo.

Gleaming Lights of the Souls del 2008, è un'opera che fa parte dell'esposizione permanente del Museo Louisiana. Si tratta di una stanza in cui lo spettatore raggiunge una sensazione cosmica di essere nell'infinità dello spazio, una dimensione spirituale, rimanendo sorpreso e disorientato allo stesso tempo. In Gleaming Lights of the Souls lo spazio è composto di innumerevoli pois tridimensionali. L'artista spiega che il sole, la luna, la terra sono pois, così come lo siamo anche noi. Le installazioni di Kusama, e di arte contemporanea, ci invitano a partecipare al mondo degli artisti e ci mettono in relazione con loro.

Oltre ai pois, un motivo che ricorre costantemente nella produzione di Kusama, è la zucca: ne ma le forme malleabili e crede sia un ortaggio buffo. Nel 1993 alla Biennale di Venezia, il padiglione giapponese consiste in Mirron room (Pumpkin), una stanza in cui la vista all'interno di un cubo permette l'osservazione di tante zucche. Per la mostra su Kusama, il Louisiana, oltre alla Mirror room, ha disposto almeno un paio di sculture giganti a forma di zucca all'entrata del museo, così come se ne trovano parecchie in Giappone (visibili in Google Maps, provate con la Zucca di Naoshima che è diventata il simbolo della piccola isola!).

Pumpkin, 1982.
Pumpkin, 1982.

Yayoi Kusama ha contribuito anche al mondo del design, della moda e della musica. Nel 2009 ha collaborato con l'operatore telefonico giapponese KDDI Corporation nella realizzazione di telefoni cellulari. Nel 2012 ha lanciato in collaborazione con Louis Vuitton una linea di abbigliamento. L'azienda francese si è fatta realizzare 13 manichini di dimensione umana di silicone e 464 miniature di Kusama da installare nelle vetrine dei negozi di tutto il mondo. Cliccate qui per guardare l'interessante realizzazione dei modelli in silicone. Ha lavorato anche con il musicista britannico Peter Gabriel, che ha utilizzato l'opera di Kusama per la realizzazione del video della canzone Lovetown, del 1993. La canzone non riprende solo i motivi utilizzati dall'artista giapponese, ma anche la visione di un mondo di pace e amore – Peter Gabriel esordisce cantando "People go naked...", ed io penso subito agli Happenings nudisti di Kusama. Cliccate qui per ascoltare la canzone e guardare il video.

Louis Vuitton, vetrina, 2012.
Louis Vuitton, vetrina, 2012, riproduzione.

La mostra In Infinity non è più disponibile al Museo Lousiana, ma si troverà, nel corso del 2016, in altri tre musei del Nord Europa, che vi scrivo qui sotto, cosicché potrete approfittarne nel caso in cui facciate un giro da queste parti:
Oslo, Henie Onstad Kunstcenter dal 19 febbraio al 15 maggio 2016
Stoccolma, Moderna Museet dall'11 giugno all'11 settembre 2016
Helsinki, HAM Helsinki Art Museum ottobre 2016 

Mi farebbe piacere sapere che cosa ne pensate voi a riguardo. Pensate che Yayoi Kusama sia un'artista, la cui opera è fonte di un'estasi disturbante? Di un mero stile di cultura popolare? Oppure?

Anche se Kusama non è più in esposizione, NON PERDETEVI UNA VISITA AL MUSEO LOUISIANA INSIEME A ME!

Vi regalo degli scatti di qualche giorno fa: con la neve il museo e il suo parco circostante sono ancora più affascinanti!
Buona settimana e al prossimo articolo! Non dimenticate di lasciarmi un commento!

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Joel Shapiro, Untitled, 1985-86.

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Alexander Calder, Little Janey-Waney, 1976.

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Vista sull'Øresund.

Per questo articolo ho utilizzato il catalogo della mostra Yayoi Kusama. I uendeligheden – Yayoy Kusama. In Infinity (agosto 2015); il materiale video sotto forma di interviste disponibile nel canale youtube Louisiana channel; e le informazioni di curatela presenti nel percorso espositivo.