E' stata la prima volta così a sud, entro i confini italiani. Dopo tanti anni di racconti sulle bellezze sicule per bocca di mio padre e di amici che ci sono stati in vacanza, ho deciso di farci un viaggio anche io, in Sicilia, con il mio ragazzo. Nel scegliere la meta, ad agosto, il dubbio era relativo al clima. Sapete, dopo una brevissima estate a Copenaghen, l'unica cosa che volevo era... scappare da qui per fare scorta di vitamina D, ma volevo essere sicura di trovare un sole splendente a destinazione. Sognavo da marzo di distendermi sulla sabbia cocente, fare il bagno in acque cristalline e prendere il sole senza un filo di vento. Il dubbio era relativo al clima perché molti dei siciliani che ho incontrato per lavoro, mi sconsigliavano la Sicilia in ottobre: troppo freddo. Dopo un po' ho capito che è meglio dare retta ad un danese in questioni simili - d'altronde ormai le temperature fredde un po' mi hanno temprata, quindi posso fidarmi dei danesi quando dicono che in Sicilia fa caldissimo in autunno. In effetti mi è bastato poco per capirlo, insomma lo stesso siciliano che mi sconsigliava l'isola del sole ad ottobre, indossava un pullover in una giornata di trenta gradi a Copenaghen!

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Spiaggia di San Vito lo Capo

A vacanza terminata, posso raccomandare vivamente (o meglio, caldamente!) la Sicilia in ottobre. La temperatura giornaliera media tra il 13 e il 25 ottobre è stata di venticinque gradi. Ci siamo imbattuti in due giorni di pioggia, ma non c'è paragone con il brutto tempo del nord. Quando piove, il problema è dei locali che "non predisposti dalla nascita" a risolvere determinate situazioni, chiudono le scuole e si barricano in casa, non di certo dei turisti che giungono dalla Scandinavia. Nessuna estate danese in tre anni mi ha fatto sudare tanto come la visita alla Valle dei templi il mese scorso nell'Agrigentino. Sotto il sole rovente di luglio e agosto, quando all'ombra di un albero secco ci sono cinquantacinque gradi, dev'essere davvero insopportabile. Ottobre si è rivelato quindi un mese meraviglioso a livello climatico, ma non solo. Ad ottobre non c'è confusione, non ci sono le code - né all'entrata dei siti d'interesse, né per strada - c'è spazio per distendersi come si vuole in spiaggia e non ci si deve esaurire per comprare un gelato o una pizza. I parcheggiatori abusivi, però, loro ci sono. Loro ci sono sempre. Controllano ogni minimo movimento nella loro zona di dominio e se tu li eviti, stai sicuro che non si dimenticheranno di te facilmente...

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San Vito lo Capo

Quando viaggio amo sia avere dei piani, che essere libera di cambiarli all'ultimo minuto per non lasciarmi sfuggire l'occasione del momento. Di solito creo una guida fai da me con informazioni storico-artistiche sui siti che desidero visitare e recensioni sui migliori ristoranti/pasticcerie/negozi locali. Così ho fatto anche questa volta. Un metodo che, se combinato con i consigli, non solo virtuali, dei locali e di chi ci è già stato, risulta molto utile. Questo non significa che non ci sia spazio anche per l'avventura. Quando viaggio verso una nuova meta, non riesco a trascorrere tutto il tempo che ho a disposizione nello stesso luogo, ma devo esplorare per farmi un'idea complessiva, così so dove voglio tornare in un successivo viaggio di approfondimento. Qualcuno potrebbe opinare che in dodici giorni non vale la pena vedere molte città, ma piuttosto fermarsi in una zona e conoscere quella. Io non riesco. Comincio ad impazzire perché so di perdermi centinaia, migliaia di meraviglie! Ho bisogno di sapere e vedere il più possibile quando raggiungo una nuova destinazione e poi tornarci in un secondo tempo. Così, al nostro arrivo all'aeroporto di Punta Raisi, a Palermo, abbiamo raggiunto immediatamente Trapani dove abbiamo speso le prime tre notti (a Palermo ci siamo fermati alla fine del viaggio). L'aeroporto Falcone-Borsellino è stato costruito in una zona mozzafiato in mezzo alle montagne. All'atterraggio sembra di sfiorare l'acqua del mare. Una sensazione paradisiaca quella dell'arrivo, anche se dura poco visto che presto uno comincia a questionare sulle dinamiche che hanno permesso la creazione di un aeroporto in un tale posto.

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Dolci prelibatezze

Nel trapanese consiglio di visitare la riserva naturale orientata dello zingaro. Noi purtroppo non abbiamo potuto accedervi poiché, in presenza di vento sciroccale, la zona era chiusa, ma basta poco per capire che all'interno del parco le calette offrono un'esperienza da non perdere. Ecco, magari, prima di recarvi ad una delle due entrate della riserva (l'ingresso nord è il più bello, a detta dei locali) controllate lo stato di apertura della zona nella pagina web. Una tappa a San Vito lo Capo è d'obbligo perché la spiaggia gode di un'acqua trasparente e di una vista magnifica sulle montagne circostanti; perché il centro, minuto, è molto grazioso; e perché si mangia un cous cous fenomenale. Non dimenticherò mai il sapore del cous cous alla scoglio che ho assaggiato, né tanto meno i colori della ceramica in cui mi è stato servito. Erice, sul monte omonimo, è un altro posto da non perdere. Il mito racconta che i romani vi veneravano la dea Venere Erycina, a cui ancora è intitolato il Castello all'interno del borgo. Con l'avvento del Cristianesimo e il culto per la Vergine Maria, Erice ha cominciato ad assistere alla costruzione di chiese. Oggi le sue vie ne contano più di sessanta. Una volta giunti al parcheggio di Erice, è possibile acquistare un biglietto del costo di cinque euro che permette l'entrata agli edifici più importanti quali il Duomo, la Torre di Re Federico e almeno una decina di chiese. Il giorno in cui abbiamo deciso di salire ad Erice c'era molta nebbia, quindi purtroppo non abbiamo goduto della vista panoramica che da lassù dev'essere magnifica. Per contro, la nebbia regala al borgo un'aria estremamente affascinante e intrigante. In mancanza di visibilità è davvero facile perdersi per le viuzze e anche il piccolo centro cittadino diventa un luogo labirintico. Da provare assolutamente sono le genovesi ericine, dolcetti di pasta frolla con farcitura di crema, che ora sono nella lista dei miei dolci preferiti, insieme ad altre scoperte sicule come le minne catanesi. Amo la pasticceria e devo dire che i siciliani sono degli intenditori. Lo sapevo già, ma ora posso dire di averlo sperimentato di persona. Ho preferito la pasticceria del catanese perché lievemente meno zuccherata di quella trapano-palermitana, ma si sa, in questo, è tutta questione di gusti! A trapani, per giunta, ho assaggiato le arancine migliori in assoluto.

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Riserva dello zingaro - ingresso nord

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Erice nella nebbia

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Cannolo alla ricotta, cassatina, sfogliatella e genovese ericina

Dopo i primi giorni nel nord-ovest, abbiamo cominciato il nostro viaggio verso sud percorrendo la via del sale che collega Trapani a Marsala. Al Mulino d'Infersa abbiamo ammirato le saline della zona e fatto scorta di sale. A Marsala, prima della passeggiata nel bellissimo centro storico, ci siamo fermati nelle Cantine Pellegrino, fondate nel 1880 da Paolo Pellegrino. La signora Sylvia, dopo averci accolto allegramente, ci ha introdotto ad alcuni dei vini della produzione, in particolare ai marsala. Ne abbiamo assaggiati almeno sei e abbiamo scoperto che le stesse cantine esportano molto in Danimarca. Chilometro dopo chilometro, siamo arrivati alla famosa bianca falesia La Scala dei Turchi, così chiamata perché serviva da riparo ai pirati turchi. Si tratta di un'enorme parete di marna sulla costa di Realmonte, un paese a quindici chilometri da Agrigento. Prima di procedere, consiglio una cena a base di pesce crudo a Porto Empedocle. Noi abbiamo avuto un'esperienza strepitosa in uno dei ristoranti della zona.

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Mulino d'Infersa - Via del Sale

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La Scala dei Turchi - Realmonte

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Pesce crudo a Porto Empedocle

Se in provincia di Trapani abbiamo visitato l'area archeologica di Segesta, dove è possibile vedere il teatro e il tempio greci, nell'Agrigentino siamo entrati nella Valle dei Templi, patrimonio Unesco dal 1997. E a Siracusa abbiamo esplorato il parco archeologico della Neopolis. L'ingresso a quest'ultimo include la visita alla maggior parte dei reperti classici della Siracusa greca e romana, ma sfortunatamente non è possibile vederli tutti. Si vede il Teatro greco, si percorre l'itinerario della probabile tomba di Archimede e una parte di quello dei cordari con la grotta a forma di orecchio "L'orecchio di Dionisio", ma molte altre attrazioni non sono accessibili. Considerando che l'Anfiteatro romano è in restauro da nove mesi; il percorso di Archimede è aperto solo la mattina e parte del percorso dei cordari è chiuso da trenta anni per pericolo caduta di roccia, avremmo almeno dovuto avere una riduzione sul prezzo del biglietto. Mi chiedo come il sito archeologico investa tutti i soldi ricavati, dato che non solo non si prende cura dei percorsi d'interesse, ma non dispone neanche dei servizi minimi da offrire ai visitatori: i lavandini delle toilette mancano di pomelli e non c'è nemmeno la carta igienica!

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Il tempio greco nell'area archeologica di Segesta

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La Valle dei Templi - Agrigento

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Il Teatro greco nella Neopolis - Siracusa

Ragusa, Modica e Siracusa sono le tre sorelle sicule per eccellenza che, in ordine di lettura, mi hanno più affascinata. Di Ragusa non dimenticherò la discesa in corsa verso Ibla. Saltare due o tre scalini alla volta nel buio della città e poi fermarsi ad ammirare il paesaggio. Nella notte Ibla sorge quale presepio vivente illuminato avvolto in un'intima atmosfera. Di Modica ricorderò il fiatone costante nel salire e scendere i suggestivi itinerari. Da una chiesa all'altra fino alla casa natale di Salvatore Quasimodo e poi giù del tutto per assaggiare la celebre cioccolata nell'antica dolceria Bonajuto. Di Siracusa ripenserò al fascino barocco del suo cuore storico, al lungomare di Ortigia e al vivace e colorato quartiere ebraico.

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Ibla

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Chiesa di San Giovanni - Modica

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Lungomare di Ortigia

Gli ultimi tre giorni nel catanese sono stati un turbinio di emozioni a partire dalla visita a Taormina, scelta, non a caso, come set cinematografico innumerevoli volte; Aci Trezza, un borgo marinaro di fronte a cui si stagliano i faraglioni dei Ciclopi; e il vulcano Etna. Camminare sulle creste dei vulcani silvestri e scalare la roccia vulcanica è stata un'esperienza unica. Il giorno in cui siamo saliti c'era sfortunatamente poca visibilità, quindi non abbiamo scalato fino a dove giunge la funivia, ma ci siamo divertiti lo stesso. All'inizio la nebbia ci impediva di vedere i dintorni e di capire dove eravamo diretti. Appena le condizioni climatiche sono migliorate, ci siamo resi conto della meraviglia del luogo e abbiamo goduto al massimo della vista panoramica. Raccomando l'escursione sull'Etna, ma attenzione alla sabbia lavica che è molto scivolosa! Non sottovalutatene la pericolosità! Nei dintorni siamo stati anche a Bronte perché volevamo assaggiare i pistacchi e soprattutto vedere gli alberi su cui crescono. Il caso ha voluto che lì incontrassimo un signore, proprietario di un'azienda agricola locale, che ci ha raccontato tanti aneddoti sulla zona e accompagnato ad acquistare i prodotti migliori.

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Piazza Duomo - Taormina

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Riviera dei Ciclopi - Aci Trezza

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Sull'Etna

Il nostro viaggio è terminato a Palermo dove in una giornata intera abbiamo percorso ogni via del centro. Dal mercato Ballarò a Vucciria; dalla cattedrale ai Quattro Canti; da Porta Nuova a Piazza Pretoria; da Teatro Massimo a Piazza Marina, dove abbiamo assaggiato il miglior panino con le panelle!

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La Cattedrale di Palermo

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Piazza Pretoria o Piazza della vergogna - Palermo

piazza marina
Il porticciolo - Palermo

Se qualcuno di voi sta per pianificare una vacanza in Sicilia, non esiti a scrivermi! Posso darvi tanti altri consigli!

A spasso con Elena vi saluta e vi dà appuntamento al prossimo "viaggio oltre l'Øresund"!